L’ANNUALE RAPPORTO DEL GRUPPO SULLA CONVENZIONE ONU PER I DIRITTI DELL’INFANZIA: IL 5 GIUGNO A ROMA LA PRESENTAZIONE NAZIONALE. Intervento di A. Ariemma. Il Gruppo di lavoro per la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo Crc), un network di associazioni che dal 2001 si occupa del monitoraggio della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, presenta il suo 5° Rapporto di aggiornamento, il 5 giugno a Roma, alle 9, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Tra le associazioni aderenti al gruppo Crc c’è anche l’Uisp. All’interno dell’annuale report, Alessandro Ariemma, responsabile Politiche giovanili Uisp, ha redatto il paragrafo inerente “Sport e minori”.
Il contributo di Ariemma parte dall’analisi dei dati Istat sulla pratica sportiva. Sono circa 3 milioni i bambini e gli adolescenti tra i 6 e i 18 anni che praticano sport. Un dato su cui riflettere riguarda innanzitutto “il 22,5% dei bambini in età tra i 3 e 5 anni già entra nel circuito sportivo in discipline che tendono ad accentuare la cosiddetta ‘specializzazione precoce’ (ginnastiche, nuoto, danza, ma anche mini-basket, volley, rugby e calcio)”.
“I picchi massimi di coinvolgimento – prosegue Ariemma - avvengono nelle fasce tra 6 e 10 anni con il 59,5%, con un incremento al 65% tra gli 11 e i 14 anni e un lieve calo al 61,9% tra i 14 e i 17 anni per motivazioni dovute a cause diverse (affettive, sociali, prestative) legate al corpo che cambia, all’accettazione dei successi/insuccessi e all’approvazione dei pari”.
Preoccupante inoltre “la tendenza ad accettare compromessi pur di ottenere risultati che possono portare all’uso di sostanze che consentono di ottenere prestazioni migliori rispetto a quelle che si otterrebbero con il semplice allenamento fisico (abusi farmacologici e doping)”.
Tra le altre criticità, Ariemma evidenzia soprattutto le discriminazioni per ragazzi con disabilità o stranieri. I primi vengono ancora incanalati in un “sistema sportivo parallelo” che non favorisce una reale integrazione con i coetanei normodotati. “Per quanto riguarda l’accesso alla attività sportiva da parte dei minori stranieri, le rigidità delle normative riguardanti il tesseramento sportivo ha un esempio evidente nel calcio. Di frequente si sente parlare di bambini, spesso extracomunitari, che introdotti in Italia da soggetti che operano ai limiti della legalità con il miraggio di intraprendere la carriera di calciatore, vengono poi abbandonati al loro destino in caso non dimostrino doti tecniche adeguate”.